martedì 30 novembre 2010

la "strampalaggine" e una coppa...

...post in orari insoliti; visite ai vostri blog in orari altrettanto "particolari"; testa costantemente altrove(questo è un effetto che è più palese a chi mi sta accanto); agitazione media che poi diventerà alta, fino a raggiungere livelli eccelsi, per poi sparire del tutto; la mia cucina che ormai a qualsiasi ora si vede sottoposta alle più svariate e assurde applicazioni; foglietti di dosi e procedimenti sparsi ovunque e alcuni ormai indecifrabili...
Con queste poche frasi, dovrei avervi fatto un quadro completo di quella che è la mia vita di questi giorni...Dietro tutto questo ovviamente c'è un perchè e a breve vi dirò tutto...
Al momento per farmi perdonare della "strampalaggine" di questi giorni, ho deciso di offrirvi una coppa del mio tiramisù quello che l'altra sera ha completato una cenetta che si è tenuta da queste parti con mia cugina e il relativo ragazzo e la cavia. 
La cavia impazzisce letteralmente per il tiramisù e ho voluto esaudire una sua richiesta. 
Quindi sabato pomeriggio mi sono fatta i savoiardi(che non hanno nulla a che vedere con quelli comprati), sabato sera(era l'una e mezza per la precisione, tanto per non smentirmi)ho preparato la crema al mascarpone(da una ricetta di  Massimo Albanese) ho assemblato le quattro coppe e le ho messe in frigo. La sera successiva, prima di servirle le ho estratte dal frigo, ho spolverato con del cacao amaro in polvere e ho portato in tavola.
Nemmeno il tempo di finire un discorso, che le coppe erano completamente ripulite tra un "uhm", "che bontà", e qualche rumore stridulo prodotto dal cucchiaino all'interno del bicchiere da parte dei commensali per cercare di farmi fare meno fatica successivamente nel lavaggio dei piatti (;-))))!!!

TIRAMISU' IN COPPA
Per 4 coppe come quelle in foto(e 1/2 coppa di assaggio che ha preteso la cavia, il solito viziato)
  • 200 gr circa di savoiardi(vedi qui per la ricetta)
  • 2 caffettiere da 6 tazze di caffè 
  • 4 cucchiaini di zucchero di canna 
  • 50 gr di tuorli(nel mio caso 3 tuorli meno un cucchiaino)
  • 235 gr di panna liquida fresca
  • 235 gr di mascarpone
  • 85 gr di zucchero semolato
  • cacao amaro in polvere 
Procedimento 
Riporre una bastardella in acciaio in freezer per almeno trenta minuti.
Nel frattempo preparare il caffè, dolcificarlo con lo zucchero di canna e farlo raffreddare. 
Estrarre la bastardella da freezer e versarvi i tuorli e lo zucchero semolato. Lavorare con le fruste elettriche finchè non si avrà un composto sodo e spumoso. Unirvi il mascarpone e la panna liquida non montata. Continuare a lavorare con le fruste alla massima velocità per almeno cinque minuti(all'inizio sembrerà una massa molto liquida, ma non appena saranno trascorsi almeno un paio di minuti la panna inizierà a montare e dopo poco si otterrà una massa consistente, soda e compatta). Prendere delle coppe in vetro cilindriche. Inzuppare velocemente i savoiardi nel caffè raffreddato e metterli sul fondo di ciascuna coppa, versare della crema al mascarpone, ancora savoiardi inzuppati, crema al mascarpone, savoiardi inzuppati e terminare con la crema al mascarpone. Riporre in frigo le coppe per almeno 8 ore. Al momento di servire(assolutamente non prima) guarnire con un savoiardo e spolverare con del cacao amaro. 

sabato 27 novembre 2010

Bitter sweet rabbit...

Quando ormai stavo cercando la bandierina bianca da esporre in segno di sconfitta ecco che trovo la soluzione...L'MT Challenge questo mese mi ha messo realmente in difficoltà. Non amo quasi per niente la carne del coniglio(solo se è fatto a porchetta arrosto con le patate oppure fritto posso fare uno sforzo, ma non vado oltre), non l'avevo mai cucinato e mio padre sapendo che non lo gradiamo molto, sta smettendo di allevarli. Quindi, quando la cara Ginestra, vincitrice della sfida del mese scorso ha scelto, come piatto con il quale sfidarsi, il coniglio alla cacciatora mi sono realmente detta "questo mese salto".
Poi però proprio qualche giorno fa, sfogliando una vecchia rivista di cucina del 2007 vedo una ricetta che potrebbe aiutarmi e decido di tentare. Chiamo mia madre che tramite il solito fattorino(mio fratello), mi fa recapitare 1/2 coniglio che aveva nel congelatore e che è stato allevato da mio padre e ho mi metto all'opera. La ricetta, un pò riadattata, prevedeva un coniglio molto aromatico e glassato con del cioccolato fondente.
Faccio una prova, non molto convinta e fortunatamente mi sono dovuta ricredere.
Quello che ho ottenuto è coniglio dal sapore dolce-amaro, appetitosissimo e molto profumato, di quelli da mangiare con le mani e da leccarsi le dita con tanto di schiocco.

CONIGLIO ALLE ERBE E CIOCCOLATO 
Ingredienti per 2 persone:
  • 1/2 coniglio fatto a pezzi(allevato da mio padre)
  • 1l di vino rosso(io ho messo il vino che fa mio padre che è abbastanza forte)
  • 1 mezzetto di erbe aromatiche miste(rosmarino, timo e alloro)
  • 1 chiodo di garofano 
  • 1 stecca di cannella
  • noce moscata in polvere
  • 1/4 di cipolla bianca
  • 1 costa di sedano 
  • 1/2 carota
  • 2 nastri di scorza di arancia(senza l'amara parte bianca sottostante la buccia)
  • 3 quadretti di cioccolato fondente al 70%
  • olio e.v.o.
  • sale fino
  • pepe nero 
Procedimento
Raccogliere i pezzi di coniglio in una capiente ciotola e coprire con il vino rosso, il mazzetto di erbe aromatiche, una spolverata di pepe, la stecca di cannella, una spolverata di noce moscata, il sedano e la carota ridotti a cubetti. Far marinare per 3 ore.
Trascorso questo tempo, scolare i pezzi del coniglio e filtrare il vino della marinata.
In una capiente casseruola far soffrigere dell'olio con la cipolla tritata. Farvi rosolare i pezzi di coniglio ben sgocciolati(la carne avrà inevitabilmente un colore violaceo). Unirvi la scorza dell'arancia tritata(non grattugiata), spolverare con il pepe, la noce moscata, mettere un chiodo di garofano e un pezzo della stecca di cannella precedentemente messa nella marinata. Bagnate con parte del vino filtrato della marinata, salare e far cuocere per 40 minuti circa o finchè la carne non risulterà cotta(se si asciuga troppo bagnare di nuovo con il vino). Pochi minuti prima della fine della cottura unire i tre quadretti di cioccolato girando bene, poichè fondendo, il cioccolato tenderà a legarsi con il fondo di cottura e a farlo addensare.
Servire il coniglio ben caldo, magari con del radicchio alla piastra come contorno(l'amaro del radicchio ben si sposerà con il delicato, ma allo stesso tempo saporito piatto).

mercoledì 24 novembre 2010

Un primo :-)...non proprio di stagione :-|!!!


Si può, dico io, sentirsi in colpa e contemporaneamente soddisfatti?!?! La risposta al quesito, in questo caso, è si e vi dirò di più. Da quando sono entrata nel tunnel delle rivisitazioni culinarie di piatti classici della nostra tradizione culinaria la mia soddisfazione è alle stelle dal momento che a volte la rivisitazione mi piace più dell'originale
Veniamo quindi alla vittima di oggi, il signor Pesto alla Genovese, che nella sua versione originale io gradisco, ma non troppo(non me ne vogliano i genovesi, ma i gusti sono gusti ;-))…L’idea di renderlo appetibile in base a quelli che sono i miei gusti e in base a quello che avevo in dispensa l’altro giorno mi ispirava parecchio. Di pinoli infatti nemmeno l’ombra e così tra i vari sacchetti di frutta secca quello che più vedevo indicato per la mia preparazione era quello che conteneva dei bei gherigli di noci; il basilico per fortuna ce n’era in gran quantità e lo stesso dicasi per l’olio, il parmigiano reggiano e l’aglio. Però mancava ancora qualcosa. Apro il freezer e alla vista di un bel sacchetto di piselli verdi mi illumino. Bene pesterò anche loro…Certo però che i piselli non sono propriamente verdura di stagione e una fan del km 0 come me, non è che farebbe una cosa molto coerente nell’utilizzarli. Però in fin dei conti i piselli sono quelli di quest’estate prodotti dall’orto di mio padre e quindi non saranno proprio di stagione, ma almeno sono km 0. Mi convinco sempre di più che ci starebbero benissimo e decido di provare. Ora io la ricetta ve la lascio perché credetemi se vi dico che stramerita. Capisco però che non tutti hanno la fortuna di avere dei piselli del proprio orto nel freezer quindi se per provarli dovrete acquistare roba surgelata un po’ mi sento in colpa. D’altro canto però sono consapevole che è troppo buono…Quindi facciamo così io vi lascio la ricetta e vedete voi se potete aspettare fino all’estate prossima per provarla oppure se fare uno strappo alle regole e ripiegare su dei piselli surgelati…Io che l’ho assaggiata, da diavoletta tentatrice, vi direi di optare per la seconda però vedete voi ;-)…



SPAGHETTI CON PESTO DI PISELLI
Dosi per 2 persone:
  • 160 gr di spaghetti 
  • 150 gr di piselli surgelati 
  • 2 noci(gherigli) + 1 noce per guarnire i piatti
  • 1 cucchiaio di parmigiano reggiano grattugiato 
  • 1 manciata di foglie di basilico + qualche fogliolina per guarnire i piatti
  • 1/2 spicchio d'aglio(privato dell'animella centrale)
  • sale grosso 
  • olio e.v.o. 
Procedimento 
Portare a bollore una pentola con l'acqua. Quando bolle salare con il sale grosso e far cuocere i piselli ancora congelati dalla ripresa del bollore per 5 minuti circa o finchè non risulteranno teneri. 
Portare a bollore un'ulteriore pentola con l'acqua. 
Tritare grossolanamente l'aglio con il basilico e raccoglierlo nel bicchiere del mixer ad immersione. Unirvi i piselli scolati e lasciati intiepidire, i gherigli di noci, il parmigiano, un cucchiaio di olio e poco sale grosso. Frullare fino ad ottenere una crema omogenea(se dovesse essere troppo densa non aggiungere ulteriore olio poichè dopo potrà essere diluita con l'acqua di cottura della pasta).
Quando l'acqua bolle, salare e versare gli spaghetti. Scolare la pasta e in una capiente terrina unirvi il pesto. Se la pasta dovesse risultare troppo asciutta, unire qualche cucchiaio dell'acqua di cottura della pasta.
Disporre la pasta nei singoli piatti, decorare con ulteriori foglioline di basilico e mezzo gheriglio di noce in ciascun piatto e servire.

lunedì 22 novembre 2010

Metti una domenica a Vicenza...

Non credevo di riuscire a scrivere questo post oggi, poichè sarei dovuta rientrare da Vicenza stamani alle 05.30 e dopo due notti insonni in treno e una giornata intera passata a gestire gruppetti di venti bambini urlanti che non vedevano l'ora di divertirsi seguendo le istruzioni della bravissima Natalia e a quest'ora credo che sarei ancora stata tra le braccia di Morfeo. Fortunatamente però Manuela, la sorella di Natalia, si è offerta di darci un passaggio in auto sino alla stazione di Bologna e così una volta a bordo del Freccia Rossa, tornare a casa è stato un gioco da ragazzi e a mezzanotte ero già nel mio lettino.
Dicevamo dunque che la meta era Vicenza e se vi state chiedendo cosa è che mi ha spinto a fare 1000 km(a/r)in meno di 24 ore, vi rispondo con due paroline "Cometa Pasticciona".
Ebbene si, ero stata invitata dalla cara Mara del blog Pan di Panna a partecipare alla bellissima festa finale della Cometa Pasticciona. Da quando Mara insieme ad Alberto, del blog La Cucina di Albertone, avevano presentato il loro progetto chiedendo aiuto a noi food blogger per creare delle ricette sfiziose a portata di bambino avevo da subito deciso di aiutarli mandando delle ricette a sostegno dell'iniziativa e quando qualche mese fa ero stata contattata da Mara per sapere se volevo andare a dare il mio sostegno per la festa finale della Cometa Pasticciona, accettai immediatamente.
Sabato sera quindi partenza da Orvieto, arrivo ieri mattina all'alba a Vicenza, colazione con Mara (che mi è gentilmente venuta a prendere alla stazione alle 07.00), incontro con Domenico della Coldiretti(che ha fatto molto per la Cometa Pasticciona), ritiro degli ultimi ingredienti freschi e partenza alla volta di Schio.
Il mio compito ero quello di supportare Natalia nel laboratorio LE MANI IN PASTA - PICCOLI CUOCHI ALL'OPERA dove gruppetti di 15 - 20 bambini si alternavano per realizzare biscotti e tartine di polenta e formaggio
Natalia spiegava come fare e i bambini eseguivano ognuno nella sua postazione e con i propri strumenti. 
Guardate bene l'espressione della bimba a sinistra(la più vicina a me)quando stavo aprendo l'uovo ;-).

Stendendo l'impasto(Foto di Monica)
Con Anna e Chiara(foto Monica)
Oltre al laboratorio di Natalia c'era anche quello dove i bambini imparavano a fare il formaggio.
E chi voleva poteva acquistare il bellissimo ricettario della Cometa Pasticciona...
Oltre a quello che vedete nelle foto poi c'era anche uno spazio dove la bravissima Marina Rocchetti raccontava ai bambini le favole della cometa e c'era anche un laboratorio dove si giocava con i colori dell'autunno. 
Inutile dire che è stato un evento bellissimo e ringrazio ancora Mara per avermi invitata e avermi fatto passare veramente una giornata speciale e ringrazio anche Alberto per la gentilezza mostrata!
Prima di concludere volevo aggiungere che anche la location non era da meno. La festa si è svolta presso la Giardineria Drago, dove il signor Giuseppe aveva messo a disposizione un grande locale per tutte le attività con i bambini.
Vi lascio con qualche immagine della giardineria.

giovedì 18 novembre 2010

Buona la prima...Ma la seconda sarà meglio ;-)

A quasi due settimane di distanza dal corso con il mitico Nanni, con circa €110.00 in meno nel portafoglio(tanti sono serviti per acquistare le attrezzature professionali – per la serie se le cose si fanno, o per bene o per niente-), con l’odore di cioccolato che aveva invaso casa e che tutt’ora quando entro mi sembra di sentire, con una marea di ciotole, spatole, stampi, piani ecc,ecc...sporcati(ho impiegato più di due ore per ripulire tutto ben bene e fortuna che in uno scatto di brillante intuizione per terra avevo steso dei pezzi di carta bolla-quelli per imballi per capirci- così che almeno il pavimento l’ho preservato lindo e pulito), con una tensione che nemmeno per l’esame del quinto superiore era così alta(la cavia ha visto bene di darsela a gambe perché quando sono tesa non deve volare una mosca ;-)), lasciate che vi presenti queste creature: le mie prime PRALINE!!!
Farle non è stato per niente semplice e devo ammettere che al corso con il Nanni che supervisionava, era tutt’altra cosa. Però visti i risultati devo dire che per essere la prima volta non mi lamento.
Sicuramente il temperaggio non era perfetto(vedi macchioline opache sulla superficie delle praline) e ho avuto anche qualche altro piccolo guaietto tipo con la crème ganache interna (eh si sono ripiene altrimenti non le avrei chiamate praline)che essendo un po’ densa non passava per la punta scelta del sac à poche, problemi con lo smodellamento(evidentemente stavano così bene nello stampo che non ne volevano sapere di uscire), e problemi di dosaggio poiché non mi sono ben regolata con la quantità di copertura da temperare e non sono riuscita a riempire tutto lo stampo che avevo a disposizione. A parte queste cosucce(che tanto cosucce non sarebbero poi ;-)) ammetto che una volta sformati ero contenta. Li ho fatti assaggiare con il contagocce un po’ a tutti e chiunque mi ha detto che praline così buone non le aveva mai mangiate. E credete se vi dico che “so soddisfazioni”.
A breve comunque devo assolutamente cimentarmi di nuovo nell’impresa e spero proprio che gli errori della volta scorsa non li ripeta più, perché si sa che errare è umano ma perseverare sarebbe diabolico.
Vi lascio ora la ricetta per queste delizie che è una ricetta inedita del Nanni e che abbiamo realizzato anche al corso(ovviamente ho il suo nullaosta per pubblicarla). 

PRALINE AL COCCO
Ingredienti per 35-40 praline
·     500 gr di cioccolato fondente per la copertura
·     70 gr di farina di cocco
·     80 gr di panna fresca liquida
·     80 gr  di cioccolato bianco

Attrezzature 
·         1 spatola a ginocchio
·         1 spatola triangolare
·         ciotole, bastardelle varie e un tagliere
·         piano in marmo bianco di Carrara(materiale che disperde velocemente il calore)
·         termometro
·         leccapentole(almeno due)
·         stampo per cioccolatini in policarbonato
·         carta da forno

Procedimento
Sciogliere il cioccolato fondente e temperarlo sul marmo(per vedere la tecnica del temperaggio da me utilizzata vi rimando direttamente dal Nanni che in questo post spiega in maniera esaustiva e corredata di immagini tutto il procedimento passo dopo passo). Riempire con il cioccolato temperato le cavità di uno stampo in policarbonato per praline, “vibrare” lo stampo battendolo più volte sul marmo per eliminare le eventuali bollicine d’aria e rovesciarlo per far colare il cioccolato in eccesso. Con la spatola triangolare passare sulla superficie dello stampo per ripulirlo e metterlo poi rovesciato su un foglio di carta forno. Dopo 5 minuti circa rigirare lo stampo, ripassare se necessario la spatola triangolare per ripulire bene lo stampo e mettere poi in frigo 15 minuti circa coperto da un foglio di carta forno. Nel frattempo preparare il ripieno tritando il cioccolato bianco con un coltello, far bollire la panna e versarla sul cioccolato bianco tritato e mescolare per ottenere una crema fluida. Aggiungere il cocco grattugiato ed amalgamare bene. Mettere la crema ottenuta in un sac à poche e utilizzando una bocca metallica dal diametro di 8mm(non più piccola)e distribuire il ripieno in ogni pralina riempiendola per 3/4 circa. Vibrare lo stampo e porre di nuovo in frigo a solidificare per 15 minuti circa. Temperare di nuovo un pò di copertura con il solito metodo per chiudere i cioccolatini. Distribuirla in piccola quantità su ogni pralina e vibrare di nuovo leggermente lo stampo. Ripassare molto delicatamente la spatola triangolare sulla superficie dello stampo per togliere il cioccolato in eccesso e lasciar solidificare. Per smodellare prendere lo stampo tra le mani, torcerlo nei due versi e rovesciarlo con un colpo secco sul marmo e sollevare lo stampo. 
Preservare in luogo fresco e asciutto per circa una settimana(ammesso che durino così tanto) e non oltre per la presenza della ganache fatta con ingredienti freschi all'interno.

Piesse: scusate per la mia latitanza di questi giorni, ma un piacevole imprevisto mi ha sconvolto la settimana    ;-)...Sabato sarò in partenza(martedì scoprirete la metà), e i primi di dicembre dovrò fare un altro viaggetto un pò più corto(si parla di km), ma ricco d'adrenalina ;-))))))!!!

mercoledì 17 novembre 2010

Broccoli e vongole: Attenti a quei due!!! ;-)

Poco tempo fa, facendo il mio giretto quotidiano dalle parti dello Zio Piero avevo adocchiato un interessantissimo piatto di paccheri con un intrigante condimento mare e monti composto da vongole e broccoli…Per nulla titubante di fronte all’insolito abbinamento e complice il bel broccoletto che mia madre mi aveva dato e che proveniva come il solito dal prolifero orto del “padre”(come chiamo io il mio babbino) ho pensato di provarla. Anche perché i due broccoli precedenti erano stati consumati dalla sottoscritta semplicemente lessati e conditi con olio, fatta eccezione per una sera in cui il broccoletto lesso era diventato un piatto da cinque stelle grazie alla spolverata di liquirizia che lo aveva ricoperto(grazie ancora Claudia, mai abbinamento fu più azzeccato ;-)). E quindi per questo terzo (e forse ultimo) broccolo volevo un destino migliore…
Lo Zio Piero avevo detto categoricamente no spaghetti, ma io sono testona e siccome le vongole le concepisco(forse erroneamente)solo con gli spaghetti, ho optato per quest’ultimi. 
Ho dovuto anche apportare dei cambiamenti sul procedimento consigliato dallo Zio Piero, in quanto avendo aggiunto alla ricetta originale i pomodori secchi e la colatura di alici(entrambi apportatori di sapidità) sarebbe stato inopportuno far insaporire ulteriormente i broccoli in padella con l'acqua delle vongole.
Vi scrivo quindi di seguito la mia ricetta e il mio procedimento(che nonostante i miei cambiamenti si è rivelata molto valida) e per la versione base che mi ha ispirata vi rimando direttamente dallo Zio


SPAGHETTI BROCCOLI E VONGOLE 
Dosi per 2 persone
  •          500 gr di vongole veraci
  •         160 gr di spaghetti n°9 Garofalo
  •           ½ broccolo
  •           4 pomodori secchi
  •          1 spicchio d’aglio
  •           olio e.v.o.
  •           colatura di alici di Cetara
  •           prezzemolo

Procedimento 

Sciacquare le vongole e metterle in un recipiente di ceramica o di coccio, nel fondo della quale va posizionato un piatto cupo rigirato(in questo modo la sabbia che fuoriuscirà dalle vongole andrà sotto il piatto). Riempire la ciotola d’acqua, posizionarla in un ambiente tranquillo e lontano dai rumori e lasciare riposare le vongole per circa 3 ore.
Portare a bollore una pentola con l’acqua. Nel frattempo lavare il broccolo e tagliarlo in tanti rametti. Quando l’acqua bolle non salare e versarvi i rametti di broccolo. Far riprendere il bollore e far cuocere per circa cinque minuti o finchè i rametti di broccolo saranno teneri e si riuscirà ad infilarli facilmente con una forchetta.
Scolarlo e tenere da parte la sua acqua di cottura poiché nella stessa si farà cuocere la pasta.
In una padella mettere le vongole, coprirle con un coperchio e farle schiudere a fiamma alta.
Mettere ammollo in poca acqua tiepida i pomodori secchi per farli rinvenire.
Sgusciare le vongole e tenerne qualcuna intera per decorare il piatto.
In una padella far scaldare un po’ d’olio e uno spicchio d’aglio vestito. Farvi rosolare i broccoli precedentemente lessati per alcuni minuti e successivamente unire i pomodori secchi strizzati e ridotti a pezzettini e le vongole sgusciate. Far cuocere un paio di minuti e se ci si rende conto che tende ad asciugare troppo unire al massimo due cucchiai dell’acqua prodotta dalle vongole. 
Cuocere la pasta nell’acqua non salata dove era stato lessato il broccolo. Scolarla quando è ancora al dente e farla saltare in padella con il condimento. A fiamma spenta profumare con qualche goccia di colatura di alici di Cetara e servire con una spolverata di prezzemolo tritato e con le vongole intere tenute da parte.

domenica 14 novembre 2010

Gli uomini, la casalinghitudine e una torta...


La lezione è chiara: mai chiedere ad un uomo di fare dei lavori domestici anche tra i più semplici perchè le conseguenze svantaggiose potrebbero essere notevoli. Se gli chiedete di sparecchiare potreste poi trovare un formaggio fresco in dispensa e un pacco di pasta in frigo; se gli chiedete di spazzare per terra potreste notare che con un movimento goffo cerca di pulire come meglio può ma poi vi accorgerete che sta maneggiando la paletta raccogli immondizia quasi fosse un ordigno nucleare e il vostro intervento-dimostrazione di come fare è immancabile(serviranno varie dimostrazioni prima di poter raggiungere un risultato apprezzabile); se gli chiedete di mettere nei vari cassetti i vestiti che voi avete stirato, le risposte alle domande del tipo:"eh ma questo dove lo metto?!Ma le calze dove vanno?!"vi faranno perdere più tempo di quello necessario per fare da voi, salvo poi rischiare di non ritrovare più l'unico maglione che era sicuro che dovesse essere messo nell'ultimo cassetto e senza chiedervi nulla aveva fatto di testa propria; se si mettesse a lavare i piatti poi dovreste fare un contratto agevolato con la Svelto: uno schizzo di detergente per ogni piatto; mai chiedergli una mano a rifare il letto: alla frase questa coperta la dobbiamo mettere in sotto e qui dobbiamo fare il risvolto potrebbe andare nella confusione più totale e per non farvi accorgere che non ha capito un tubo di quello che avete detto, potrebbe cominciare a dare delle forme strane a coperte e lenzuola improvvisandosi genio(incompreso) della biancheria. Togliendo tutte queste cosine ne rimangono poche che possono essere alla sua portata. L'altra sera mentre finivo di ripulire la cucina, ho chiesto alla cavia di riordinare alcune riviste di cucina sparse su sedie varie e di fare un pò d'ordine. Il soggetto, invece di limitarsi a riordinare si è messo a dare un'occhiata ed è rimasto molto colpito dalla copertina della Cucina del Corriere di qualche tempo fa(gennaio 2010). In effetti c'era la foto di una torta che faceva parecchia gola e subito si è avvicinato con la richiestina: "visto che l'ultima cosa che hai fatto era quella zuppa che a me proprio non piaceva, perchè per farti perdonare non mi fai questa?!". No dico, io gli faccio sistemare per mettere un pò di ordine e fare prima e lui mi trova un lavoro triplo?!! Nonostante le mia iniziale titubanza alla fine ho desistito(in effetti con quella zuppa l'avevo fatto scappare ;-)) e ho dato l'ok con la seguente avvertenza "fare questo dolce non sembra una cosa semplicissima, se non mi dovesse venire perfettamente si mangia lo stesso...". Accordi quindi presi e dopo poco metto le mani in pasta visto che avevo tutti gli ingredienti disponibili. 
La preparazione è stata un pò impegnativa(solo per grattugiare le carote ho impiegato circa trenta minuti) e l'impasto l'ho lavorato a lungo, però credetemi se vi dico che è stata una gran soddisfazione. E' una torta BUONISSIMA!!! Il sapore è particolare e mai stucchevole(se ne mangiano anche due fette di seguito). Esteticamente sembra una torta di pasticceria e non potete capire i complimenti che mi sono presa. La mamma della cavia è rimasta a bocca aperta, il padre sono convinta che lo trovo ancora che fa "UHM..."(l'ha mangiata con una foga che non vi dico), a casa mia si sono finiti tutto il pezzo a loro disposizione in meno di venti minuti. Insomma un successone. 
Vi consiglio vivamente di farla e mi saprete dire. Io l'ho fatta di sera e l'ho messa in frigo. La prima fetta è stata tagliata circa 12 ore dopo ed era buona, ma quella tagliata 24 ore dopo era di gran lunga superiore. Molto più compatta e saporita. 
Vi lascio la ricetta con le mie modifiche. Le dosi della glassa sono modificate poichè seguendo quanto scritto nella rivista a me ne è venuta poca. Con le dosi da me riportate ne viene a sufficienza. 

TORTA DI CAROTE E NOCCIOLE 
Dosi per uno stampo da 28 cm(così viene alta come la mia;se la volete più alta dovete utilizzare uno stampo più stretto)

Per la torta
  • 85 gr di burro 
  • 170 gr di zucchero semolato 
  • 4 uova(da circa 60gr. ciascuna)
  • 50 gr di granella di nocciole(o nocciole intere tostate da tritare grossolanamente nel mixer)
  • 2 cucchiai di marmellata di arance(io questa)
  • 250 gr di carote grattugiate
  • 250 gr di farina "00"
  • 8 gr di lievito per dolci 
  • 8 gr di bicarbonato 
  • 1 presa di sale fino 
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
Per la glassa
  • 150 gr di cioccolato bianco 
  • 240 gr di formaggio fresco spalmabile(io philadelfia)
  • 3 cucchiai di latte fresco(io parzialmente scremato)
Per la finitura 
  •  50 gr di granella di nocciole(o nocciole intere tostate da tritare grossolanamente nel mixer)
Procedimento
Preparare la torta 
Grattugiare le carote e tenerle da parte.
Se non si utilizza la granella di nocciole, tritare delle nocciole tostate nel frullatore molto grossolanamente).
Frullare lo zucchero semolato fino a che diventi una polvere(io l'ho frullato con il mixer ad immersione e vi consiglio di utilizzare un recipiente molto alto per fare questa operazione). Far sciogliere il burro a bagnomaria unirlo alla polvere di zucchero. Lavorarli insieme con una frusta a mano e quando il composto sarà molto cremoso unire un uovo alla volta, senza aggiungere il successivo finchè il precedente non sarà completamente amalgamato al composto. 
Unire le nocciole, la marmellata e le carote e con la frusta a mano lavorare a lungo gli ingredienti(otterrete un composto arancione con macchie bianche, ma non allarmatevi poichè è normale. Io ho lavorato con la frusta per più di venti minuti).
In una ciotola setacciare la farina con il lievito, il bicarbonato, il sale e lo zenzero e unire all'altro composto facendo incorporare bene.
Accendere il forno a 180°. Coprire con carta da forno uno stampo(se lo avete a cerniera meglio), versarvi il  composto e infornare per circa 40 minuti(fare la prova infilando lo stuzzicadenti; quando il dolce è cotto fuoriuscirà asciutto).
Sfornare e lasciar raffreddare. 

Preparare la glassa
Spezzettare grossolanamente con un coltello il cioccolato bianco. Metterlo in una casseruola e farlo fondere a bagnomaria. In una ciotola mettete il formaggio cremoso, unite il cioccolato sciolto e il latte e lavorare con le fruste elettriche sino ad ottenere la consistenza desiderata(non deve essere troppo dura poichè sarebbe poi difficile distribuirla sul dolce; per ammorbidirla si può aggiungere ulteriore latte a piccolissime dosi).

Assemblare il dolce
Tagliare la torta orizzontalmente e togliere la parte superiore.
Spalmare sulla parte inferiore circa metà della glassa. Rimettere la parte superiore e ricoprire di glassa livellando con una spatola(io ho usato quella a ginocchio). Cospargere i bordi della torta con le nocciole per la finitura e mettere in frigo per almeno dodici ore prima di consumare. 



Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Stella del blog Una stella tra i fornelli.

martedì 9 novembre 2010

e meno male che dovevo fare i biscotti...;-)

Stavolta vi trovate di fronte al classico caso in cui partite per fare una cosa e strada facendo, per ovviare al peggio, siete costrette a correre ai ripari abbandonando completamente l'idea iniziale e abbracciandone una, come dire, riparatoria...Queste simpatiche barrette infatti non erano esattamente quello che avrei voluto vedere uscire dal forno qualche sera fa...In partenza dovevano uscire i Gran Cereale, quei bellissimi biscotti che avevo visto curiosando nel blog di Martina. Lei però mi aveva avvisato. "Se sostituisci il burro, con l'olio di semi non è detto poi che il composto diventi compatto". Inoltre lei nella ricetta aveva tritato i fiocchi di avena fino a ridurli quasi in farina, io invece li ho lasciati belli interi...Il risultato?! Un composto ingestibile, che non si sarebbe compattato nemmeno se lo avessi messo in freezer per un'ora...Stavo per buttare via tutto, quando per assecondare il mio solito vizietto di assaggiare l'impasto, ne assaporo un pezzettino e sento che non è buono, di più!!!
"Senti, io tento la cottura e provo a farci le barrette di cereali". Prendo quindi una teglia rettangolare, la ricopro con carta da forno bagnata e strizzata, verso il composto, con un altro foglio di carta da forno, sempre bagnato e strizzato, lo appiattisco e metto in forno caldo per 15 minuti circa. Estraggo la teglia. Con un coltello appuntito traccio delle linee a formare delle barrette e rimetto in forno per ulteriori 5 minuti.
Faccio raffreddare bene bene e con il solito coltello affilato lo divido in barrette. Ne escono 10 quasi perfette. Chiamo la cavia per sapere la sua opinione...Devo dire che le barrette che vedete in foto sono le uniche che sono riuscita a conservare per le foto della mattina successiva. Provatele se vi va e mi saprete dire.
Martina che dici, può andare lo stesso?!;-)
Vi segno ora la ricetta per come l'ho fatta io, ma se preferite fare dei biscotti vi rimando di nuovo da lei.
BARRETTE DI CEREALI
Dosi per una teglia 20X30

  • 100 gr di fiocchi d'avena grandi
  • 50 gr di farina di mais gialla Fioretto(io Molino Rossetto)
  • 50 gr di farina integrale(io Molino Rossetto)
  • 45 gr di zucchero di canna Demerara
  • 20 gr di zucchero semolato
  • 80 gr di olio di semi di mais
  • 2 cucchiai di latte fresco
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 pizzico di sale
  • 70 gr di gocce di cioccolato fondente
Procedimento 
In una ciotola unire tutti gli ingredienti secchi e le gocce di cioccolato. Mescolare bene e unire l'olio e il latte. Far amalgamere bene girando con un cucchiaio. 
Accendere il forno a 180°. Prendere una teglia, coprirla di carta da forno precedentemente bagnata e ben strizzata. Versarvi tutto il composto e con l'ausilio di un altro foglio di carta da forno, sempre bagnata e strizzata(bagnarla serve a non farvi attaccare il composto), premere sul composto per appiattirlo e livellarlo bene. Mettere in forno caldo per 15 minuti circa. Estrarre la teglia e con un coltello appuntito tracciare delle linee per preformare le future barrette. Rimettere in forno per ulteriori 5 minuti o finchè il composto sarà ben dorato in superficie. Sfornare, far raffreddare completamente(se viene tagliato che non è ancora ben freddo si rischia di ottenere barrette molto poco stabili)e con il solito coltello affilato tagliare il composto in barrette. Incartarle singolarmente con carta da forno e conservare in una scatola di latta. In questo modo si mantengono fragranti per diversi giorni, ammesso che non le finiate prima ;-)!!!

domenica 7 novembre 2010

Corso di cioccolatera: VIETATO NON SPORCARSI LE MANI!!!

Ieri la sottoscritta(e non solo) si è sporcata alla grande...Ma il Nanni l'aveva avvertita: abiti di seconda mano perchè il cioccolato sporca e in maniera anche indelebile!!!
Avete capito bene si, ieri ero con il Nanni, proprio quello della Vetrina(QUI il suo post sulla giornata), quello che con il cioccolato ci parla, ci ragiona, che sul cioccolato sarebbe capace di parlare ore ed ore. Sa la sua storia, conosce tutti i passaggi della produzione, sa quale è quello eccellente, quello così così, quello "farlocco"(ovviamente ne sa anche il perchè), sa come si fa una degustazione(che al secondo giro diventa ancor più interessante) e soprattutto sa e anche bene, ma bene bene, come si utilizza in pasticceria. Ed è per questo che nella splendida cornice dell'Agriturismo Bellavista (un'oasi di pace immersa nel verde della quale mi sono completamente innamorata) ha deciso di tenere dei Corsi di Cioccolateria nei quali dopo alcuni cenni storici, si passa ad una degustazione di coperture Grand Cru di gran pregio del marchio Felchlin(con ripasso per incalliti golosi come noi ;-). Però è stato un bene poichè al secondo giro i sapori e gli aromi erano più netti ed intensi).

Dopo alcuni cenni organico-tecnici poi, dalle parole si passa ai fatti. La prima prova è la sua e poi un piano di marmo ciascuno, le attrezzature necessarie, delle belle tavolozze di cioccolato da 2.5kg e si comincia. 
Lo sciogli, lo temperi, lo modelli, lo raggruppi, ne mangi un pezzettino(io anche di più di un pezzettino vero Nanni?! ;-)) e poi riparti...Si perchè del cioccolato non si butta via niente!!!...Lo risciogli, lo ritemperi e lo rimodelli per farne tutto quello che vuoi. Praline, tartufi, scorzette candite ricoperte, boeri, decorazioni in cioccolato prendono forma dalle nostre mosse, sotto la sua attentissima supervisione. Intanto nell'aria c'era un'aroma che ancora adesso mi sembra di sentire. 
Dopo aver distribuito tra i partecipanti i frutti del lavoro, il Nanni ti lascia anche le dispense e quando la lunga giornata termina (per me sveglia alle 06:00, due ore e mezzo di viaggio, dodici ore di permanenza lì e altre due ore e mezza di viaggio)vai a dormire con l'idea di comprare il prima possibile le attrezzatture mancanti per ricimentarti nell'impresa perchè vuoi vedere se anche a casa da sola, riuscirai di nuovo a fare quelle praline tanto belle e lucide quanto golose che farebbero invidia anche ad una pasticceria. Se così non fosse sai già che potresti intasare la mail del Nanni, ma io credo che sull'argomento puoi chiedere quanto vuoi e da lui ti sarà risposto...
ps Spero che anche solo guardando le foto il vostro tasso glicemico non si sia alzato ;-))))!!!