martedì 28 febbraio 2012

Un'arancia al giorno...

Perché poi se c’è chi arriva a 94 anni e si può permettere ancora di fumare in terrazza con tanto di smalto alle unghie come fosse una vent’enne, qualche segreto dovrà pur averlo…
Ma che storia è questa?! La storia della nonna e delle due sue sorelle. Sommando l’età delle tre, arriviamo a quasi tre secoli. La nonna il suo vizietto lo porta avanti di nascosto perché il nonno non ha mai voluto che lei fumasse e anche se ora non lui non c’è più, lei è così abituata a negare, che si è convinta anche per se stessa che quel vizio non le appartiene. Le zie, invece che non hanno mai dovuto rendere conto a nessun uomo(segreto per la longevità numero uno), l’hanno sempre fatto in bella mostra sul balcone e la novantaquattrenne ritiene che se smettesse ora, potrebbe trattarsi per lei di una svolta fatale.
La loro vita cittadina, per quarant’anni al servizio dei signori, gli ha regalato un’emancipazione mentale tale da renderle all’avanguardia per quell’epoca. E quando raramente tornavano al paesetto istruivano la nonna che le ha sempre venerate, quasi fossero degli oracoli.…

Loro erano brave governanti e i signori dai quali prestavano servizio, erano Signori appunto. E va da se che costoro si trattavano bene…Le ziette quindi hanno sempre bevuto il vino rosso quello ricco di antiossidanti(tutt’ora si fanno fuori un litro a pasto), hanno sempre mangiato tante proteine(la carne prima era un lusso e loro ci vivevano), sono sempre rimaste leggere per cena(mai andare a letto con la pancia troppo piena e non solo per gli incubi conseguenti…) e hanno sempre mangiato tante arance…Si le arance! I signori le mangiavano e loro non potevano non amarle…Talvolta tornavano da Roma, con casse di arance per la nonna e per i nipoti, perché contro i malanni non ci poteva essere migliore medicina…

E io, degna nipote di nonna e delle zie, non fumo, però sui loro stili di vita qualche studio l’ho fatto(e trovo che al mio posto, chiunque avrebbe fatto come me :-)!)…E visto che le arance me le mangio quasi sempre “nature”, le propongo raramente qui sul mio blog…
Stavolta però le quantità di arance acquistate erano un po’ eccessive…


E le ziette un dolce ogni tanto se lo concedono...

E questo è delizioso...




Con questa torta partecipo al contest Ricette a tutto Butter del blog Buhbuhbutter


e al contest Cheesecake Mania del blog Le Dolci Tentazioni

domenica 26 febbraio 2012

giovedì 23 febbraio 2012

SuperSweetSuper!

Potrei essere un buono e valido motivo per convincervi ad acquistare una fotocamera che realizza filmati HD…Poi con la fotocamera completa di batteria ben carica(l’operazione dura un bel po’) vi basterà seguirmi durante la mia visita settimanale nel super che frequento di solito e le risate saranno assicurate...

La cavia non ama venire con me, perché lamenta, tra le altre cose, il troppo tempo trascorso anche solo davanti ad singolo un pacco di farina(come se le farine fossero tutte uguali e sia semplice scegliere…) e risulta essere infastidito dal mio fare Ciceroniano, nemmeno lavorassi lì…

Quindi ogni volta, sola, con il brutto vizio di non avere mai monete spicce per prendere il carrello e dimenticando sempre a casa (e ricordandomene solo quando arrivo alla cassa)il sacchetto multiuso, mi addentro all’interno senza il carrello e senza busta(che in fase di stoccaggio degli acquisti in auto potrebbe essere provvidenziale)e mi approprio di due di quei simpatici carrellini a mano, nei quali entra a malapena una cassa d’acqua…
E tra torri di Pisa molto pendenti, confezioni seminate in ogni dove, le etichette adesive di frutta e verdura che non si attaccano mai(vogliamo parlare delle file alle casse generate il più delle volte per la frutta e la verdura price-less…) arriva il momento di pagare e di trasferire le cibarie in auto…

Le padelle che si prendono con i punti talvolta sono una tale benedizione…
Le scatole che le contengono sono piccole, robuste, posizionate appena davanti alle casse(Santo Marketing) e soprattutto gratis ;)…Si perché di acquistare quei sacchetti biodegradabili che puzzano di funghi fritti e si rompono solo a guardarli, non mi è mai passato nemmeno lontanamente per la testa…E quindi solitamente con una o due scatoline e vari viaggi tra cassa e auto, risolvo abbastanza agevolmente…

La benedizione finisce quando anche le padelle finiscono, ma il mio punto di vista circa le buste rimane invariato…

“Posso?! Tanto mi conoscete, li riporto subito…”(loro mi conoscono, ma gli altri clienti ligi al sacchetto, no)…
E così sfidando le buche del piazzale del parcheggio io e i miei carrellini belli pieni arriviamo in auto…Tempo di sistemare il tutto sul sedile del passeggero(uso al minimo il portabagagli e la spesa la sistemo sempre sul sedile del passeggero), di riportare gli aiutanti indietro e il viaggioverso casa(dove ad attendermi ci sarà il sacco multiuso), con un vasetto di yogurt che rotolerà sotto qualche sedile, la frutta che si fa befferà del mio nodo al sacchetto e comincerà ad esplorare angoli angusti dai quali non vorrà più uscire fuori, potrà avere inizio…

E proprio l’altro giorno in auto, sopra gli altri ingombranti imballi rigidi, se ne stava in equilibrio fantozziano un sacchetto pieno zeppo di spinaci che sembrava un reale passeggero tanto era alto(del viaggio che feci circa due anni fa, con un quadro d’autore al posto del passeggero con tanto di cintura di sicurezza, evito di raccontarvelo perché se ci ripenso ancora rido). Arrivati a casa tutti sani e salvi, la mia intenzione era quella di fare dei ravioli, dei classici ravioli ricotta e spinaci che qui piacciono proprio tanto.

Ma il tempo di fare la sfoglia e di tirarla a mano(il mio matterello non lo tradirei per nessun motivo al mondo) non c’era(devo ancora raccontarvi e mostrarvi le immagini di un corso al quale ho partecipato e dal quale, una volta uscita, avevo voglia di prosciutto ;-), stay tuned), gli spinaci in frigo non sarebbero entrati nemmeno se li avessi messi sottovuoto, la cucina tradizionale e regionale mi incuriosisce, e considerando che non li avevo mai mangiati, mi sono detta, "che Gnudi siano!"


E queste palline verdi che tanto gentili e tanto oneste paiono mi hanno conquistata…
In effetti sono un concentrato di sapore e da tempo volevo provarli. Parlo al singolare perché la cavia mi ha fatto tanti complimenti per come li ho realizzati, ha detto che sono stata brava, che erano buoni(ruffianaccio), ma a suo parere a questa ricetta manca la pasta(in tal caso sarebbero stati ravioli). Ma non dimenticatevi mai che lui è un pastaro doc, con la P maiuscola!

E voi li avete mai assaggiati? Se non li avete mai fatti e vi incuriosiscono, cimentatevi pure, ma guai a non scolare bene la ricotta o a non sgocciolare benissimo gli spinaci. Per formarli potreste avere dei seri guai ;-)! Parola di chi al primo tentativo, aveva l’impasto fino ai gomiti!!!



per leggere cliccare sull'immagine 

to read click on the photo


E se ne volete sapere un pò di più circa le caratteristiche nutrizionali di questo piatto vi basterà cliccare QUI!

martedì 21 febbraio 2012

Pensieri e parole di uno Chef!

Una piacevolissima chiacchierata inframezzata da profumi di tè nero alla liquirizia(con il quale Danilo stupisce i suoi clienti per un primo fuori dagli schemi), incursioni in cucina(ora per una visita, ora per uno scatto) e tre assaggi dai mille e un sapore che si sono rivelati la sintesi dei nostri discorsi.

Così è trascorsa la mia mattinata presso l’Enoteca LaTorre di Viterbo, dove il giovane Chef stellato Danilo Ciavattini, insieme a quattro collaboratori in cucina e un Sommelier d’eccellenza in sala, Luigi Picca dell’Enoteca Pinchiorri, ogni giorno accoglie commensali che si affidano alla sua esperienza e al suo gusto(i piatti sulla carta devono essere assolutamente di suo gradimento), per fare un viaggio dalle tappe ben distinte ma legate da un tangibile filo conduttore.

L’enoteca è divisa in due sale entrambe con pareti dalle tinte decise e quadri moderni a fare da cornice.
L’Osteria con circa venticinque coperti dove vengono serviti piatti rustici, veloci, assolutamente tradizionali e  perfettamente eseguiti,  ai quali lo Chef è particolarmente legato.  E’ possibile gustare la pignattaccia(una via di mezzo tra un bollito e un brasato fatto con il quinto quarto, le spezie e il vino), la trippa, la tagliata, il coniglio, il gulasch, lo strudel  e altri piatti poveri, ma ricchi in sapore.

Il ristorante gourmet anch’esso con circa venticinque coperti dove Danilo ama stupire i suoi clienti con il menù à al carte e le serate a tema.
Danilo è giovane, ma ha le idee chiare e la pacatezza di chi si prende i suoi tempi per fare bene anzi, per fare meglio.
Le sue parole in risposta alle mie domande sono calibrate, incisive e talvolta poco convenzionali…

La sua formazione professionale iniziata con la scuola alberghiera e proseguita con stage formativi inizialmente in semplici ristoranti dove ha svolto anche il ruolo di lavapiatti e piazzaiolo, l’hanno portato a diventare prima il sous Chef di Salvatore Tassa e successivamente a gestire una cucina sulla quale splende una stella!
Decisive anche le tappe in ristoranti altoatesini, austriaci, francesi e tedeschi, tanto che la sua cucina risente molto delle influenze di quei paesi.
Lui però afferma che nessuno ti può insegnare a diventare uno chef. Dai maestri apprendi la tecnica, ma il percorso di ogni singolo Chef per creare un piatto, quello non lo puoi conoscere.

Trovare il lato interessante di un ingrediente(solitamente locale) e cercare il modo per valorizzarlo al meglio, è la sua sfida giornaliera. E un piatto che finisce sulla carta è convincente, ma ancora migliorabile e talvolta può essere vittima di una vero e propria evoluzione.

Sostiene che in cucina non servono preconcetti e fino al momento dell’assaggio non è giusto crearsi delle aspettative legate esclusivamente all’estetica.
I piatti devono essere assaporati con calma e il sapore dev’essere ricercato. Ama l’effetto sorpresa del sapore che può arrivare solamente in un secondo momento o quando meno te lo aspetti.  E nei piatti cerca la leggerezza, ragion per cui tutti i pani(panini con cipolla, con timo, ricotta e limone, pagnotte con farine quale enkir e integrali), i dolci, le basi e i fondi di cottura vengono rigorosamente preparati nella sua cucina. Nessuna base pronta e nessuno stabilizzante!

Tra i suoi ingredienti preferiti la cacciagione e cucinarla è una sfida considerando la materia prima sempre differente.

Ama anche i dolci a patto che non siano troppo dolci. E già i nomi dei suoi dessert sono tutto un programma. Anatra all’Arancia. Bianco e Nero all’Olio di Oliva. Rigatone di Pastiera e Gelato al Latte di Capra.







I miei assaggi? Siamo partiti con il piatto al quale è più affezionato. 
La Crème Brulée di baccalà al Cacao Amaro.
Sotto un sottile velo di cacao e un croccante strato di zucchero di canna caramellato, c’è la morbidezza di una crema che sembra sciogliersi in bocca. E se all’inizio sembra di mangiare un dolce, dopo ci si rende conto che il baccalà è presente ed è anche notevolmente delicato! 


Ho proseguito con il Colombaccio, essenza di riccio di mare, salsa al burro e polvere di aglio nero.

Ve l'avevo detto che lo Chef ama la cacciagione. E in questo piatto c'è un armonia perfetta di sapori e consistenze e la salsa delicata avvolge la carne senza mai coprirne il gusto.



E il dessert? Un suo classico, L’Anatra all’arancia, composto da un soufflè glacée all’arancia, una sorprendente Sacher Torte(qui tornano le sue influenze austriache) ripiena di Foie Gras(si avete letto bene, anche perché considerato il nome, l’anatra doveva pur esserci J) e un caramello consistente con le zeste d’arancia. Un percorso indiscusso tra consistenze, temperature e soprattutto sapori bilanciati e mai stonati!


domenica 19 febbraio 2012

Sunday Cooking

Da oggi la domenica, mi trovate su OrganiConcrete per una rubrica tutta nuova e tutta mia Sunday Cooking...

Vi lascio un'anteprima...


E vi aspetto  ...
Fatemi sapere cosa ne pensate...

venerdì 17 febbraio 2012

Azioni e conseguenti precipitazioni...!

Tentar non nuoce è sempre stato il mio motto e finora devo ammettere che ci siamo limitati al tentativo…Infatti che io vincessi qualcosa con un’estrazione, era fuori dal benché più marginale e remoto pensiero. Anche perché io tento e poi mi dimentico anche di aver tentato, tanto è nulla la possibilità di vincere…E ovviamente anche stavolta ero finita in panchina e solo per la rinuncia di una delle vincitrici ufficiali ho avuto un posto nella fila delle sei prescelte(poi vi racconto J)…

Le verdure il cui nome iniziano con il suffisso “broc”, tanto amate dalla sottoscritta quanto odiate dalla cavia, il soggetto in questione non le avrebbe mai assaggiate neanche sotto tortura e questo era uno dei suoi punti fissi. Domenica dopo la brioche golosa metti d’accordo i due cuori sotto la capanna, per farmi contenta, ha tentato quella che per lui è stata un’impresa degna del raggiungimento della vetta più alta del mondo scalata con delle Superga di tela vissute…E che lui abbia ingerito una vellutata contenente l’ingrediente tanto odiato, è cosa più unica che rara, anzi forse proprio unica…

Mia madre, che è così avvezza al pc tanto da governare il mouse con due mani(una mano sta sul mouse e l’altra sulla mano che sta sul mouse, indice di estrema padronanza del mezzo) e da riuscire a mala pena a capitare su Google, l’altra sera era incredibilmente e inaspettatamente tra i lettori del mio blog per aggiornarsi circa le mie ultime vicende. Non ci vediamo da oramai tre settimane e per trovare un contatto, ha sfidato le forze tecnologiche, che solitamente si bluffano di lei…

Che mio fratello sia uno scansafatiche, è risaputo. Ora non vi immaginate che si sia messo a spalare la neve copiosa che è scesa in questi giorni o che sia diventato il beniamino delle vecchiette che popolano il mio paese facendo da garzone in queste giornate da scivolone sicuro con conseguenze disastrose per nonnine con l’osteoporosi conclamata. Però il fatto che abbia sfidato il freddo, per venirmi a prendere alla stazione(restando ovviamente nell’auto e lasciando che un gentile passeggero sconosciuto mi aiutasse a scendere con i bagagli fantozziani al seguito) è comunque un gesto degno di nota(e per la cronaca il servizio mi è costato la bella bottiglia di birra Moretti Gran Cru che avevo ricevuto ad Identità Golose!)

E se volete provare questa vellutata-passato-crema(chiamatela come volete, anzi non ho mai ben capito la differenza sostanziale tra le tre), non indugiate a lungo. Il freddo sembra essere agli sgoccioli. Stando alle previsioni (e in base a quanto sopra!), domani, forse, piove J… 



English version of the recipe



Ciotoline biodegradabili CHS 

martedì 14 febbraio 2012

Di come si può sopravvivere meno di 48 ore...

Viste le premesse e una volta salita sulla bilancia, le mie aspettative erano molte.
Non avevo però fatto i conti con la domenica. Non una domenica qualsiasi.
Avevo agito da altruista. Avevo un anniversario dimenticato, causa troppe cose per la testa(pian pianino vi racconterò tutto), da farmi perdonare.
E quindi quel sabato mattina, quando lui ancora dormiva, avevo proceduto con delle gocce color marrone. Le sue di aspettative erano nulle o quasi(si sarebbe accontentato anche delle estremità dove il ripieno quasi sempre scarseggia). Al suo risveglio, quando era in corso la seconda lievitazione, la domanda retorica e priva del benché più minimo entusiasmo, dovevo aspettarmela “allora dentro hai messo la confettura di prugne?!”...
La curiosità è donna, forse di chiama Sara, e con me le sorprese non funzionano mai…Ma farle mi rende felice…E quindi perché svelare la verità?! Sai quanta più soddisfazione al momento del taglio…

E durante la cottura ogni scusa è stata buona per togliere di mezzo cavie ciondolanti che, benché senza speranza(o sarà che è proprio vero che la speranza è l’ultima a morire), controllano la cottura nemmeno fosse stato richiesto il loro olio di gomito per lavorare e far incordare l’impasto che con questo freddo temevo non sarebbe mai lievitato. Forse però sottovalutavo Blobbino, il mio nuovo lievito madre che attualmente è nel frigo in un barattolo accanto a quello del fratellastro (a breve farò quello che in gergo più o meno tecnico può essere definito un incesto), ha 64 anni ed è tornato da Milano con me vivo, sano e vegeto…

Si sa poi che per certe preparazioni è previsto un raffreddamento completo prima del taglio e questa è una vera manna dal cielo quando una reflex con la batteria carica, sta aspettando di essere impugnata.
Dopo le prime foto siamo saliti sulla bilancia e i 928 gr netti, mi hanno fatto sperare che per almeno 4 mattine, nel latte caldo color cappuccino, sarebbe finita una bella fetta di questa pingue treccia, morbidissima e stra-golosa.


Ma mi sbagliavo…Sabato è trascorso più o meno tranquillamente con recisioni più o meno importanti.
Domenica invece c’è stata la colazione di entrambi...Ed eravamo bloccati in casa causa neve...
E dopo aver risposto a varie mail, “zac”(carenza di zuccheri)…
E dopo aver preparato il pranzo e fatto altre foto, “zac”…
E poi la cavia ha fatto una pausa dalla studio e “zac”…
E poi ho dovuto liberare l’auto dalla neve dalla quale era sepolta e una volta risalita in casa “gnam(non c’era più niente da tagliare…Era l’ultimo pezzettino)…
E poi la cavia era di nuovo in pausa e senza che aprisse bocca "stai tranquillo che domani la rifaccio"…


Treccia a tre capi con lievito madre ripiena di cioccolato
Ingredienti per una treccia di 928gr.
200 gr di farina 00
200 gr di farina Manitoba(io la 0 Lo Conte)
130 gr di lievito madre rinfrescato
50 gr di zucchero semolato + 1 cucchiaino
200 gr di latte(io parzialmente scremato ma va bene anche quello intero)
50 gr di olio di oliva delicato
1 uovo
1 cucchiaino di sale
150 gr di gocce di cioccolato fondente
Per spennellare
1 tuorlo
1 cucchiaio di latte

Procedimento
Scaldare il latte. In una ciotola spezzettare il lievito e unire il cucchiaino di zucchero e il latte tiepido. Lavorare con una forchetta finchè il lievito non sarà ben sciolto.
Iniziare ad unire parte della farina setacciata e mescolare per far amalgamare. Unire il resto della farina, lo zucchero, il sale e l’uovo e iniziare ad impastare con le mani(anche se il composto risulta molle non unire altra farina. Quando l’uovo sarà incororato, la consistenza sarà giusta e l’impasto ben lavorabile). Unire l’olio e far incorporare bene. Impastare per circa venti minuti e far incordare l’impasto.
Formare una palla, porla in una ciotola e coprire con un canovaccio umido. Far lievitare fino al raddoppio del volume(io circa 10 ore).
Riprendere l’impasto e dividerlo in tre pezzi di 280 gr ciascuno. Stendere ciascun pezzo e dare la forma di un rettangolo di 10X33 cm.
Posizionare al centro di ciascun pezzo 50 gr. di gocce di cioccolato e chiudere dando la forma di tre rotoli.
Intrecciare i tre rotoli e formare una treccia.
Posizionare su una leccarda ricoperta di carta da forno(per me quella riutilizzabile di Tescoma) e far lievitare fino al raddoppio(circa 3 ore).
Sbattere il tuorlo con il latte e con questo composto spennellare la superficie della treccia.
Cuocere in forno caldo a 180° per 20 minuti e a 160° per ulteriori 15 minuti(se dovesse colorire troppo in superficie, trascorsi i venti minuti, coprire con un foglio di alluminio). Sfornare e far raffreddare su una gratella per dolci.

English version of the recipe 

Three heads braid brioche with sourdough filled with chocolate
Serves: 1 braid of 928 gr.

200 gr of all purpose flour
200 gr of Manitoba flour(for me Lo Conte) 
130 gr of  refreshed sourdough
50 gr of sugar + 1 tsp
200 gr of milk 
50 gr of extra virgin olive oil with sweet flavour
1 egg
1 tsp of salt
150 gr of dark chocolate chips
For brushing
1 egg yolk
1 tbsp of milk

Directions

Heat the milk. In a bowl break up the yeast and add the teaspoon of sugar and the lukewarm milk. Work with a fork(or with hands if you prefere) until the yeast will be melted.
Begin to add the sifted flour and stir to mix. Combine the remaining flour, sugar, salt and egg and begin to knead with your hands (even if the mixture is soft don’t add more flour does. When the dough will absorb the egg, the consistency will be no more sticking). Add the oil and knead with strength to incorporate well. Knead for about twenty minutes and let the dough stringing.
Form a ball, place it in a bowl and cover with a dump kitchen cloth. Let the dough rising until doubled in volume (for me about  10 hours).
Take up the dough and divide it into three pieces of 280 gr each one. Spread each piece and shape of a rectangle of 10X33 cm.
Place in the center of each piece 50 gr. of chocolate chips and close each rectangle giving the form of a roll.
Twist the three rolls to form a braid.
Place on a baking tray covered with baking paper(for me this one of Tescoma) and let the braid rise until doubled in volume(about 3 hours).
Beat the egg yolk with milk and brush with this mixture the surface of the braid.
Bake at 180 degrees for 20 minutes and at 160 ° for 15 minutes (if it is too brown on the surface, after twenty minutes, cover with aluminum sheet). Remove the braid from oven and let cool on a wire rack for cakes.

venerdì 10 febbraio 2012

Per un rigido inverno...Un rustico rimedio!

Ci siamo. Di nuovo. La situazione è sempre la solita o forse peggiore.
La corrente salta, gli appuntamenti saltano, la mia mano si congela(i guanti stavolta sono in lavatrice poiché presentavano un aspetto vissuto poco convenevole), il lago che solitamente vedo dalla finestra è missing, nascosto da una coltre di bianche folate di vento che portano con sé gelo e fiocchi di neve i quali prima di trovare la loro destinazione finale, ora sull'asfalto, ora su altri fiocchi già a terra, ora sul comignolo di un camino, ora sul vetro della mia finestra(che belli i fiocchi singoli che si appiccicano al vetro della finestra e che sembrano quasi disegnati tanto sono perfetti-mi-rendo-conto-che-non-li-avevo-mai-visti-da-vicino-e-questa-cosa-non-va-bene) danzano in ogni dove. E io nonostante il riscaldamento ballerino(si ho scritto giusto, balla anche lui come la neve e come la corrente)ho freddo! Ho anche poca fame, visto le quasi nulle energie impiegate per fare da una stanza all'altra alla ricerca del non so cosa, e da una finestra all'altra perchè in base a come soffia il vento i fiocchi si depositano e ovviamente in maniera disomogenea. Dalla finestra della camera lo spettacolo è completamente bianco, da quella della cameretta è bianco e nero(si intravede ancora un pezzo di selciato).

La cavia, che sta occupando la posizione più strategica della casa(di fronte alla finestra numero 3 sotto alla quale c'è il termosifone più grande) lamenta invece un certo languore...Lui le energie le sta impiegando per studiare e per leggere il suo tanto amato libro di testi teatrali di autori a me ignoti. Forse è il caso di assecondarlo, anche se stavolta non sarà come la scorsa.

La settimana scorsa la mia minestra preparata durante la solita bufera di neve danzante, mi fece passare ai suoi occhi come una perfetta massaia che dopo un'oretta di pentolini sul gas(mancava la stufa a legna per completare il quadretto degno di un'altra epoca, vista la natura rustica del piatto, gustato con le candele accese, causa corrente ballerina e persiane chiuse per mantenere ancor più tepore all'interno) contenenti del liquido in ebollizione, ho portato in tavola, un piatto di vero gusto e conforto. E ora che ci ripenso, forse un pò d'appetito è tornato anche a me! Una minestra saporita, incredibilmente leggera(non ci credete?! Correte a leggere QUI) e assolutamente da provare. Vi sazierà e non avrete bisogno di altro. Con questo piatto torna il calore inside e il gusto è garantito!


Minestra di legumi e gamberetti
Per 4 persone
160 gr di lenticchie precedentemente lessate
250 gr di Fagioli del Purgatorio di Gradoli precedenlessati
1 litro di brodo vegetale fatto con sedano, carota, cipolla rossa e 2 foglie di salvia
8 cucchiai di Vellutata Verace Cirio 
1 scalogno
150 gr di gamberetti freschi sgusciati
1 spicchio d’aglio
2 cucchiai di olio e.v.o.
90 gr di pasta mista 
1 peperoncino secco
2 fette di pancetta tesa(80 gr.)
sale

Procedimento  
Tritare finemente lo scalogno e metterlo in una casseruola con lo spicchio d’aglio sbucciato, i due cucchiai di olio, un cucchiaio di acqua e il peperoncino. Ridurre la pancetta in piccoli pezzi.
Quando lo scalogno sarà appassito e lo spicchio d’aglio imbiondito, unire la pancetta e farla rosolare.
Unire anche i gamberetti, salare e far cuocere per 3 minuti. Togliere i gamberetti e tenerli da parte.
Versare nella casseruola i fagioli e le lenticchie ben scolate, il passato di pomodoro, il brodo, aggiustare di sale e portare ad ebollizione. Far cuocere per circa 10 minuti su fiamma bassa, poi unire la pasta e portarla a cottura(unire altro brodo caldo qualora il composto dovesse asciugare troppo). Versare la minestra calda in piatti individuali e completare con i gamberetti tenuti da parte. Servire subito. 

English version of the recipe

Vegetables and shrimps soup
Serves 4
160 grams of boiled lentils
250 gr of boiled white beans
1 liter of vegetable stock made with celery, carrot, red onion and two sage leaves
 8 tablespoons of tomato sauce
1 shallot  
150 gr of fresh shelled prawns
1 clove of garlic
2 tablespoons of extra virgin olive oil
90 gr of mixed pasta
1 dry chili
2 slices of bacon (80 gr)
salt

Directions
Put the finely chopped shallot in a saucepan with the clove of garlic, the oil, a tablespoon of water and the chili. Finely chop the bacon.
When the shallot will be wilted and the garlic will be golden, add in the saucepan the chopped Bacon and fry it. Combine the shrimps, season with salt and cook for three minutes. Remove the shrimps and keep them aside. Pour in the saucepan the beans and the lentils, the tomato soup, the vegetable stock, season with salt and bring to boil. Cook for about ten minutes over low heat, then add the pasta and cook(add more stock if the soup is too dry).  Pour the soup into individual dishes, add the cooked shrimps and serve immediately. 



martedì 7 febbraio 2012

Milano e le sue Identità in fiera

Quello che segue è quanto è stato scritto di getto e a caldo dalla sottoscritta dopo aver vissuto una delle esperienze più patinate della sua ancora discretamente giovane esistenza.

Quella di domenica scorsa è stata una partenza accompagnata da un grande entusiasmo e sulla quale aleggiava un enorme punto interrogativo. L’entusiasmo era immotivato, ma istintivo e si è tramutato in  presunta tachicardia al momento in cui è comparso il mio nome sul pc del desk accrediti stampa e ho ricevuto il braccialetto rosa, il pass partout. Il punto interrogativo erano il binario e la stazione poiché fino all’ultimo non era dato sapere se e quale treno sarebbe passato, causa neve e maltempo.
La destinazione? Milano e le sue Identità.
Approdata al primo piano e varcata la transenna d’ingresso, mi sono sentita catapultata in un paese dei balocchi! Un Salone del Gusto in miniatura, ho pensato all’inizio, ma è bastato poco per capire che in realtà si trattava di una fiera in versione politically chic, una fiera per gli addetti ai lavori, nella quale quadravano alla perfezione anche le convention di chef stellati, pronti a stupire con effetti speciali. E a fare da contorno, tra gli altri, i foodblogger, i quali, una volta spenti i riflettori avrebbero dovuto mettere nel conto un’autentica crisi d’Identità!

Perché Identità è un evento magico dove fare incontri(anche vip) e pubbliche relazioni, un luogo dove constatare che Carlo Cracco ha veramente la barba lunga alla quale forse non è ancora troppo abituato(la tocca in continuazione); che Franco Aliberti è uno chef di parola(se ti promette un’intervista poi te la concede e se la prima foto non ti piace, resta sorridente fino al secondo clic); che con Massimo Bottura non ti servirà il blocco per prendere appunti che ti viene consegnato all’ingresso, poiché le sue parole sono di inchiostro indelebile nella tua testa; che Scabin è umano ed è ad Identità per darti delle idee e che lui non può permettersi un liostato per disidratare le verdure(prezzo base €800.000); che Davide Oldani e anche quasi tutti gli altri chef sono magrissimi; che Andrea Berton è altissimo; che Gianluca Fusto è gentilissimo; che Rodrigo Oliveira è un gentiluomo che ama ballare e fa ancora il baciamano come un uomo d’ altri tempi; che il cibo fa show nonostante la tendenza, in armonia con il tema della manifestazione, a non gettare via nulla(a breve tutti gli animali saranno considerati alla stregua dei suini); che i fornitori-espositori di materie prime di altissima qualità si combattono una guerra all’ultimo chef(eh si perché terminate le convention, gli chef girano tra gli stand alla ricerca del migliore formaggio o della migliore farina); che gli sponsor sono onnipresenti tanto da avere acqua e caffè illimitati(si paga il guardaroba però) e da uscire anche dalla bocca degli chef “le croste di parmigiano, ooohh volevo dire Grana Padano”(Massimo Bottura mentre descrive il suo piatto storico, Compressione di Pasta e Fagioli, nda); che mentre la sala blu e la sala rossa sono illuminate e raccolte, l’auditorium è grande, spesso gremito e buio, munito di maxischermi che fanno tanto concerto allo stadio; che gli esperimenti nelle cucine stellate sono una costante e che è più facile fare sei al superenalotto piuttosto che indovinare i gradi e i tempi di cottura sottovuoto dei vari tagli di carne; che dopo i cooking show parlare con gli chef è una chimera(i giornalisti se li contendono alla stregua dei produttori); che il sous chef talvolta è più tecnico e loquace dello chef(Cracco e Baronetto, la strana coppia); che si può avere una stella anche con due bambini a casa di cui uno che non ha spento ancora la prima candelina(ma noi questa storia la conoscevamo già :-) ); che in famiglia Petra c'è un lievito madre che ha 64 anni (e che a breve conoscerà Blob, il mio lievito madre, sperando che i due si piacciano); che il gelato con l'olio extra vergine di oliva è buonissimo; che i dolci fatti con la semola di grano duro, invece della farina 00, e con l'olio al posto del burro sono sofficissimi e golosi(l'azienda Casillo docet); che devi essere brava a rubare con gli occhi e con l'obiettivo anche se sicuramente in due giorni avrei potuto fare di meglio e avrei potuto affermare di aver visto cose che voi umani...E ora le foto. Sono tante, I'm sorry :-)!