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Smile, you’re in Bali

Si acquista il biglietto aereo, si contrae un’adeguata assicurazione sanitaria per partire in sicurezza e poi si inizia a capire come gestire una vacanza quasi dall’altra parte del mondo a 8° sotto l’equatore, sognando spiagge paradisiache popolate da scimmie e surfisti, templi con incenso fumante e ignorando forse le mille sfumature di verde che la folta vegetazione dell’entroterra e le ripide terrazze dove viene coltivato il riso saranno in grado di regalarvi.

15:50 sono le ore di volo effettive (oltre il tempo per lo scalo tecnico, nel nostro caso a Doha) per raggiungere l’aeroporto di Bali Denpasar da Milano. Cercate di viaggiare leggeri perché quello di cui avrete bisogno saranno tanti parei (qui chiamati sarong), un paio di infradito e qualche abito in cotone molto leggero. All’arrivo per i turisti italiani non sarà necessario alcun visto quindi dopo essere atterrati spostate in avanti di 6 ore le lancette del vostro orologio ed entrare in modalità: “smile, you’re in Bali!”. Sebbene il primo giorno potreste sentirvi un po’ disorientati a causa del JetLeg, dal secondo sarete pronti per immergervi completamente nel rigenerante spirito balinese.

Le cose da vedere qui sono davvero molte e il consiglio è quello di stilare in anticipo una lista di posti che assolutamente non vorrete perdervi. Una volta in loco per gli spostamenti troverete taxi ovunque senza spendere molto, ma prima di salire a bordo contrattate il prezzo e state pur certi che l’autista si improvviserà guida turistica: vi seguirà per tutta la giornata, farà varie fermate e potrebbe anche aspettarvi per un paio di ore mentre voi starete visitando un tempio o vi starete godendo il tramonto presso Jimbaran Beach.
Noi grazie ad alcuni autisti di fortuna e ad una disponibilissima guida locale che parla italiano ed è preparatissima (avevamo contattato Pande prima di partire) abbiamo trascorso delle giornate davvero intense ed emozionanti.
In ordine sparso vi segnalo:

  • alcune spiagge tra cui Geger, Green Bowl e Karma. La prima, oltre ad essere molto grande e bianchissima, regala la possibilità di fare un’escursione salendo fino ad un tempio situato sugli scogli sui quali si frangono le onde dell’oceano. Il boato è impressionante e la vista dall’alto assolutamente rilassante. La seconda è un paradiso per i surfisti e non solo ma attenzione a non andare quando c’è la bassa marea. Arrivare richiederà un po’ di fatica fisica considerando i 300 gradini in pietra che dovrete scendere rigorosamente a piedi avendo cura di tenere la borsa ben chiusa per non attirare le numerose scimmie furbette che incontrerete lungo il cammino. Infine la terza è raggiungibile solo grazie ad una funivia ed è una vera oasi di pace;

  • la Sacra Foresta delle Scimmie un luogo di pace e armonia proprio nel centro della città di Ubud (dove vi consiglio di dormire almeno un paio di notti per vivere la vera Bali). L’ingresso costa 50.000Rp. e vi sentirete un po’ Indiana Jones camminando su ponti di legno, tra scimmie e statue sacre;

  • le terrazze del riso Tegallagang che ho preferito rispetto alle Jatiluwih Rice Terraces per i loro colori intensi e la cura. Qui l’ingresso costa 10.000Rp. Il consumo di riso in Indonesia è di 500g al giorno a persona e le tipologie che vanno per la maggiore sono basmati, venere, rosso e integrale;

  • le meravigliose cascate gemelle Banyumala. Natura allo stato puro qui. Per arrivare il percorso è un po’ scosceso e scivoloso (a causa dell’altissima umidità) e vi consiglio di indossare scarpe da trekking. Una volta arrivati comunque dimenticherete tutte le difficoltà e nonostante la temperatura dell’acqua non sia altissima, avrete voglia di farvi un bagno. Il costo d’ingresso è di 15.000Rp;

  • la vista panoramica verso il Monte Batur, un vulcano inattivo da più di 100 anni. Molti consigliano di fare un trekking notturno per poi vedere l’alba, ma a detta di molti a causa delle nuvole che spesso coprono il monte, la vista non è poi così spettacolare;

  • il tempio Tirta Empul dove assisterete (e potrete partecipare) al rito della purificazione indù (l’induismo è la religione prevalente a Bali);

  • il tempio Pura Ulun Danu Bratan che è quello ritratto nelle foto delle copertine di tutte le guide di Bali. Il tempio qui sorge su un lago e non sarà difficile riuscire a scattare la foto alle tipiche imbarcazioni che lo navigano;

  • arrivate presso il tempio Uluwatu verso le ore 16:30 e acquistate due biglietti: uno al costo di 30.000Rp. per visitare la struttura che sorge su una scogliera a picco sul mare e uno per assistere allo spettacolo in programma alle ore 18.00 di danza tipica balinese (100.000Rp.). Sarà un’esperienza particolare e particolarmente suggestiva.

  • il Goa Gajah, conosciuto anche come la Grotta dell’Elefante. Si tratta di un importante sito archeologico indù amato da molti turisti e un po’ meno da altri. Per accedere all’interno della grotta, si passa attraverso la bocca spalancata di un demone e dentro si trova la statua del dio della testa di elefante, Ganesha;

Anche il cibo a Bali è buonissimo e anche a buon mercato. Abbiamo assaggiato alcuni piatti tipici e il mio preferito in assoluto è il Nasi Goreng nella versione con il pesce. Tra i vari ristoranti nei quali abbiamo mangiato quelli che mi sento di suggerirvi sono: il Buddha Bowl (adorabile qualsiasi cosa, soprattutto gli involtini etnici come antipasto), il Petani (dall’ambiente piacevole e curato e con piatti ricercati nel menù), il Warung Laba-Laba che è un ristorante/locanda tipica e infine il Cafe Lotus che sorge in un posto meraviglioso e il perché del nome ve lo lascio scoprire andando a provarlo!

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